19/07/2021

Bimba_ Ricordi sparsi (7 di 18) Cèvenol

... Nell 'anno della mia maturità, i miei stavano a Damasco in Siria dove non c'era il Lycée. Così finii in un  collegio nelle Cevennes, sempre in Francia, a Chambon sur Lignon; un collegio protestante, misto, per liceali. Ero lì per conseguire il baccalaureat (l'equivalente della maturità).
Devo dire che quell’anno fu bello; più che bello direi spensierato. Mi divertii. E tanto! Sempre con i maschi a combinare guai. In un solo anno scolastico riuscii a rompermi una gamba sciando ed una caviglia cadendo da 3 metri e dovettero mettermi 8 punti ad un ginocchio. Organizzavamo delle gare, idiote e pericolose. Una per tutte: attorno ai campi di calcetto, tennis e volley c’erano delle reti alte tre-quattro metri. La notte, per non farci vedere, alla luce dei lampioni, scommettevamo (delle sigarette) su chi impiegava meno tempo a scavalcare la rete oppure a scavalcarne addirittura due o tre... Certamente non passavamo sempre inosservati. Quando ci facevamo male, eravamo costretti ad andare in infermeria e venivamo adeguatamente puniti.  Altre volte scappavamo la sera per scendere in paese. A fare cosa? In collegio era vietato fumare, e avendo imparato a fumare (Les Gauloises, tabacco nero fortissimo che però costava poco) dovevamo andare nel centro abitato per procurarcele e non essere visti; quando faceva freddo e non si poteva stare fuori, andavamo al bar, dove si poteva anche ascoltare la musica nel jukebox. Grazie a Facebook, dopo tanti anni, mi ha ritrovato una mia compagna di stanza che oggi vive in Australia, Véronique, con la quale però ci frequentammo poco, perché lei era in seconda, e dunque... una bambina; quanto era appiccicosa, mi seguiva in tutto e dopo molti anni, quando è venuta a trovarmi a Belmonte, mi ha confessato che mi ammirava molto.  Come mai? – «Perché eri molto disinvolta. Tutti ti cercavano, eri divertente e parlavi tutte quelle lingue; volevo essere come te». A parte le piccole fughe e i divertimenti, era pur sempre una scuola, e dovevo anche studiare! C’era una materia che non mi andava giù, ma proprio per niente, ed era la chimica. Se allora avessi conosciuto Oriano, che è perito chimico... Premessa: al Lycée Français, come ho già detto precedentemente, c’era la pagelle mensile. Per essere ammessi alla maturità dovevi avere la media del sei e mezzo su tutte le medie mensili. I miei voti non erano eccelsi ma quelli di chimica mi abbassavano notevolmente la media. Con altri due studenti decidemmo di organizzarci per il compito in classe della mattina. Avevamo quei banchi in legno con il piano che si rialzava. Impiegammo quattro ore per incidere con la punta del compasso all’interno del banco, tutti quegli appunti necessari a ricordarci ciò che non sapevamo e che era il tema del compito... La mattina seguente... sveglia... colazione nel refettorio... prime lezioni (per ogni materia, gli insegnanti avevano la propria classe, ed erano gli studenti che si spostavano da un’aula all’altra)... ricreazione e finalmente ci recammo nell’aula di chimica. Mi sedetti al mio posto, e il professore passò fra i banchi a consegnare il compito: «Da adesso avete tre ore». Lessi le domande e riuscii a rispondere qualcosa, anche perché avendolo scritto la notte prima, qualcosa mi era rimasto in testa... ma... ogni volta che toccavo il bordo del ‘coperchio’, esso scottava; avevo l’impressione che il professore avesse gli occhi incollati su di me; il ricordo di quella pagella a Rio e della vergogna provata allora fu tale, che non fui capace di alzare quel coperchio e copiare. Grazie alla mia ‘scrittura’ notturna, riuscii comunque a prendere la sufficienza....

... For the last year of high-school, I ended up in a boarding school in the Cevennes, again in France, in Chambon sur Lignon; a well-known protestant boarding-school for girls and boys . I was there to attain my baccalaureat (the equivalent of high school degree). I must say that that year has been very nice; more than nice I would say carefree. I enjoyed it. And a lot! Always with males to get into troubles. During one only school-year I managed to break a leg skying and an ankle falling from 3 mt high and they had to put 8 stiches to my knee. We were constantly competing. Idiot and dangerous competitions. One for all: around the soccer, tennis and volleyball fields there were three-four meters high nets. At night, in order not to be seen, in the light of the streetlights we bet (cigarettes) on those who took less time to climb over a net or even over two or three of them... We certainly didn’t always go unnoticed. When we got hurt, not only we had to go to the infirmary but we were properly punished. Some other times we used to run away, at night, to the village. What for? Sigarets! In fact we were not allowed to smoke. I, as many others, smoked Gauloises (black and very strong but cheep tobacco). So, we had to go, unseen, to the village and smoke around. When the weather was bad we used to hang out at the only caffé where we also could listen to "bad" music from the juke-box. Thanks to FaceBook, many years later, a room-mate, out of that time, found me. Véronique now lives in Australia. We were in the same room but being in the second grade, to me, she was ...a child. She visited me in Belmonte and told me that she admired me a lot. Why? - "Because you were very casual. Everyone used to look for you, you were funny and spoke all those languages; I wanted to be like you". Apart from our competitions and escapes, in fact we were at school! And we had to study!! There was one subject I defenitely did not like: chemistry! -I should have known Oriano then! He has a certificate of chemical expert!!- As I have already told you, at the Lycée français, there was a monthly report-card. In order to be admitted to the degree-examination we had to have an average of 6,5 of all the monthly averages grades. My grades were surely not excellent but my chemistry grades, significantly lowered my average. Together with two other students we decided to organize ourselves for the next morning test. Our class-benches were old wooden ones with a lid to be raised Using a compass point, in four hours, we engraved under the bench-cover , all those notes necessary to remind us what we were supposed to know for the next morning task. The next morning... wake up call... breakfast in the refectory... first lessons (for each subject, the teachers had their own class so students moved from one classroom to another)... recreation and finally we went to the chemistry room. I sat in my place, and the professor passed among the benches to deliver the task: «From now on you have three hours». I read the questions and I was able to answer something, also because having written it the night before, something had remained in my head... but... every time I touched the edge of the cover, it was burning I had the impression that the professor had his eyes glued on me; The memory of that report card in Rio and of the shame felt then was such, that I was not able to lift that lid and copy. Thanks to my night-time writing, I still managed to pass...

07/07/2021

Bimba_ Ricordi sparsi (6 di 18) Rio, scuola e vergogna - Rio, school and shame

...Altri ricordi... A Rio de Janeiro (l'anno scolastico 1956/7) per la prima volta, ho conosciuto il senso di vergogna. Sapete...quella della fossa da scavare per nascondercisi?... Noi 5 fratelli, dal asilo alla maturità e in qualsiasi città fossimo, frequentavamo il Lycée Français. Il motivo di questa scelta era stato che il Lycée esiste praticamente dappertutto con un unico programma e gli stessi testi uguali per tutti gli istituti nel mondo. Se, come poteva capitare, mio padre veniva trasferito nel mese di Marzo da Parigi dove chiudevo il libro di Storia alla pagine 76 lo riaprivo a Madrid tra la pagina 70 e 80! miei testi poi, sono passati, non solo a tutte le mie sorelle pur essendoci 9 anni fra me e la più piccola, ma anche a mio fratello che ha frequentato il Lycée 18 anni dopo di me. Al l Lycée la pagella era mensile e riportava i voti per ogni materia scritta e orale e una media di questi voti. A fine anno si faceva la media di queste medie e col 6 venivi promosso e col 5,5 venivi.... BOCCIATO. Non c'erano i recuperi! Premetto: la scuola non mi piaceva, e non me la sono mai fatta piacere ma, se non ho mai preso molto più del sei, non sono nemmeno mai stata bocciata. Torniamo al senso di vergogna. Quell'anno frequentavo la quinta elementare e non ricordo in quale materia, a fine mese, presi un tre. Non potevo certo portare quel voto a mio padre che doveva firmare la pagella e così, con una penna dello stesso colore, trasformai quel tre in un otto; senza tener conto che io un otto non lo avevo mai preso in vita mia... Stupida! Idiota! Cretina! Presentai la pagella a mio padre, che dopo averla letta annuì, senza dire una parola, la firmò, riconsegnandomela (!?!) E' andata"?! Davvero? Non ci credevo neanch'io! A scuola, tutte le mattine, nel cortile, si schieravano in fila tutte le classi, si cantava la Marsigliese con l’alzabandiera e la direttrice, attorniata da tutte le insegnanti, dall’alto di un palco, classe per classe, faceva l’appello. Poi, entrando in classe, le pagelle venivano consegnate alla bidella. La mattina successiva alla firma della mia pagella, tutto si svolgeva secondo abitudine: le classi in fila, la Marsigliese, l’alzabandiera, l’appello. La prima, la seconda, la terza, la quarta. E poi la quinta! La V dunque ero fra gli ultimi. La direttrice pronunciò il mio nome e cognome: - «Dorina van den Brandeler» - «Presente» risposi. La direttrice, a quel punto, non pronunciò, come sempre, il nome in ordine alfabetico che seguiva il mio, ma disse: - «Signorina, mi porti la sua pagella». Capii che ero nei guai. Tremante uscii dalla fila, salii sul palco a testa bassa e restando a debita distanza gliela allungai... - «Signorina, vediamo, è stata firmata la sua pagella?» e aprendola, disse al microfono: - «Oh! Ma guarda un po’! Che bell’otto», e rivolgendosi alla mia insegnante aggiunse: - "E' stata davvero brava. Bisogna premiarla!" e senza mai allontanarsi dal microfono aggiunse - «Ragazzi, tutti un bell’applauso per la signorina Dorina !!». Finito quell’assordante battito di mani, la direttrice riprese la parola: - "Qui, al microfono, vuole dire ai suoi compagni che voto le aveva dato la sua insegnante?». - «Tre» sussurrai. Senza pietà la direttrice insistette: - «Non abbiamo sentito. Più forte prego, qui nel microfono!». Avvicinandomi di nuovo al microfono, ripetei - «Tre». - «Bene» tuonò la direttrice «Le do tre giorni di sospensione e si ritenga fortunata che non la espello dalla scuola». Fuori dalla scuola mi aspettava la macchina per portarmi a casa; mio padre aveva chiamato la direttrice e le aveva dato carta bianca. E la vergogna quando tre giorni dopo dovetti tornare a scuola? Il solo ripensarci, ancora oggi, mi fa accapponare la pelle! Questo episodio ebbe ripercussioni su un altro episodio, di cui vi parlerò più avanti, che si verificò l'anno della maturità in collegio nelle Cevennes. 

 


 Other memories... In Rio de Janeiro, (school year 1956/7),  for the first time in my life, I felt a  terrible  sense of shame. I would have done anything to...disappear!! Let me first say that  we,  five children, from kindergarten to high school and in whatever city we were, we attended the Lycée Français. The reason for this choice was that the Lycée existed (and exists) practically everywhere with the same school programs  and the same schoolbooks. If, which happened, we had to move in March from Paris to Madrid, I could close the history book on pages 76,  and could reopen it, in Madrid, somewhere between page 70 and 80! My well-preserved schoolbooks passed, not only on to  my sisters despite the 9 years between me and the youngest, but also on to my brother who attended the Lycée 18 years after me. At the Lycée, the report card was monthly and reported the grades for each written and oral subject and, at the page bottom, an average of these grades. At the end of the year, the average of these averages had to be a 6 as to be  promoted . With a 5,5, you were.... REJECTED. There were no remedial courses like here in Italy.! I state: I did not like school, if my grades have never been much more than six, I never even failed.  Let’s go back to the sense of shame: That year I attended the fifth grade and I don’t remember in which subject, at the end of the month, I got a three.  How could I present that report card to my father to be signed? ... With a pen of the same color, I turned that three into an eight; without taking into account that I had never got an eight in my life... Stupid! Idiot! re-stupid! I presented the report card to my father, who after reading it, nodded, without saying a word, signed it, and returned it to me: it worked out well!?. Incredible!? I couldnot believe!!  At school, every morning, in the courtyard, all the classes lined up, the Marseillaise was sung with the flag-raising and the headmistress, surrounded by all the teachers, from the top of a stage, class by class, used to do  roll call. Then, on entering the classroom, the report cards were delivered to the janitor. The morning after my just signed report card, everything went according to custom: the classes in line, the Marseillaise, the flag-raising, the roll call. The first class, the second, the third, the fourth. And then the fifth! My surname starting with a V I was among the last to be called.. The director said my first and last name: - “Dorina van den Brandeler” - “Present” I answered. The headmistress, at that point, did not pronounce, as always, the name in alphabetical order that followed mine, but said: - “Miss, bring me your report card”. I knew I was in trouble. Trembling I left the line, I went up on stage with my head down and remaining at a distance I stretched it... - “Miss, let’s see, was your report card signed?” and opening it, she said approaching her mouth to the microphone:                      
- " Oh! Look at that! She got an eight!" And, addressing my teacher, - "She has been really good! She must be rewarded!" and without ever leaving the microphone... - "Children! A big round of applause for Miss Dorina!!». After that deafening clap of hands, the headmistress, once more, took the word: "Here, at the microphone, please tell your comrades what grade your teacher has given you?». "Three" I whispered. Mercilessly the headmistress insisted: "We did not hear. Louder please, here into the microphone!».Approaching the microphone, I repeated: - "Three". “Wel", the headmistress cried out. "I give you three days of suspension and you are very lucky I do not expel you from school.".  The car was waiting outside the school to take me home; my father had called the headmistress and had given  her carte blanche. And... can you immagine the shame, when three days later, I had to go back to school? Remembering this episode, even nowadays, I get goose bumps;    Among other things, this episode had repercussions on another episode , Ill tell you later, that occurred to me the year of graduation at the Cevennes boarding school.

28/06/2021

La tegola di Ivana - Ivana's tile

Come dicevo precedentemente ho un' altra amica molto creativa che, oltre ad essere bravissima a trasformare un semplice vaso e qualche fiore reciso in un "quadro" dalle linee e colori perfetti**,  si diletta, e lo fa benissimo, a dipingere dei bei quadri e, quello che ci riguarda adesso, a decorare dei vecchi coppi. Tegola di Sandra contro coppo di Ivana? Non è possibile fare un paragone! E' come mettere a confronto  ostriche e  aragoste! Queste due opere, sono altrettanto belle, ma del tutto diverse. Ivana, pittrice, anzi che dipingere con i colori sulla tela, "dipinge" con materiali vari sul coppo. Le perle di vetro danno colore, profondità e movimento al mare. I sassi decorati trasmettono la stessa emozione che si prova quando si giunge ad uno di questi deliziosi paesini verticali sulla costiera amalfitana. Ritengo che poche, con sassi e perle, abbiano la capacità di dare profondità, luce e "movimento" ad un coppo.

Grazie di cuore ad Ivana.

** Godetevi le creazioni  floreali di Ivana Luisa Punzina andando in FaceBook al gruppo "Laboratori composizione floreale Antrodoco". Quando una è brava...è brava!|



As I said before I have another very creative friend. Not only she is very good at turning a simple vase and some cut flowers into a "picture" with perfect lines and colors**, but she enjoys, and does it very well,  painting beautiful pictures and, what concerns us now, decorating old tiles.
Sandra’s tile versus Ivana’s tile? It’s not possible to make a comparison. It’s like comparing oysters and lobsters. These two works are equally beautiful, but quite different. Ivana, being a painter, rather than painting with colors on the canvas, she "paints" with other materials on the tile: the glass beads give color, depth and movement to the sea. 
 
The decorated stones convey the same emotion you feel when you reach one of these delightful vertical villages on the Amalfi coast. I believe that few, with stones and pearls, have the ability to give depth, light and "movement" to an old tile.

 Thank you so much to Ivana.


** Enjoy Ivana Luisa Punzina's  floral creations on FaceBook. It is a group called "Laboratori composizione floreale Antrodoco". 



 

20/06/2021

La tegola di Sandra - Sandra's Tile

Se vi ricordate, un anno fà, scrissi un articolo sulle mie amiche creative di Belmonte

Una di loro si chiama Sandra che, insieme a suo marito Enzo e suo figlio Manuel trasforma una semplice tegola in un capolavoro. E non mi sembra di esagerare!                                  Partendo da una semplice tegola, armati di trapano aprono la porta e le finestre... con della pasta modellante Das formano le tegoline, una ad una... ritagliano dei mattoni in tanti pezzettini a formare i mattoncini attorno alle finestre e la porta e la recinzione attorno al giardino... I sassi davanti alla porta sono stati raccolti ad Alba Adriatica...poi le tendine...l'antenna sul tetto... Ed il tavolino apparecchiato???                                        E' o non è un capolavoro?                                                              

Se andate al mio articolo del 30 Luglio 2020 ne vedrete un'altra con la scalinata! Grazie di cuore a Sandra, Enzo e Manuel.

P.S. Ne ho un'altra da farvi vedere! Il paesaggio marittimo di Ivana. Alla prossima puntata!!! 

 

 

If you remember, a year ago, I wrote an article about my creative Belmonte friends.  

One of them is named Sandra who, together with her husband Enzo and her son Manuel turns a simple tile into a masterpiece. 
And I don’t think I’m exaggerating!                                    Starting from a simple roof tile, armed with drill, they open the door and windows... with the molding Das paste they form the roof tiles, one by one...Cutting a brick they form the small bricks around the door and the windows and the fencing around the small garden... The stones in front of the door were collected on the beach in Alba Adriatica...And the curtains...the antenna on the roof... and the table set in the garden?
Is it, or is it not, a masterpiece?                                                  

If you go to my article of July 30 th 2020 you will see another one with a staircase! 
Many many thanks to Sandra, Enzo and Manuel. 


P.S. I have another one to show you. Ivana's coastal seascape. To be continued then!!!



 

16/06/2021

Bimba_ Ricordi sparsi (5 di 18) ...Correndo....correndo!

... Sempre in quel periodo, ricordo che correndo su e giù per le scale, caddi a faccia in avanti e, scivolando lungo la scala, battei il mento ad ogni gradino. Mi dovettero mettere quattro punti di sutura. Furono i primi quattro punti di una lunga serie di incidenti; ogni volta che cambiavamo casa, la prima cosa che mia madre chiedeva era dove fosse l’ospedale più vicino. Ero un maschiaccio e non facevo altro che mettermi nei guai. Oggi posso dire di avere tanti punti di sutura quanto anni, ben settantadue, e tutti ben distribuiti nel corpo; io non mi graffiavo: o punti o niente. Ero spesso in ospedale. Ho maturato la convinzione che fosse stato un modo per cercare di attirare l'attenzione dei miei.  Io continuavo a farmi male, ma l'attenzione non l'attiravo. Alcuni esempi? A Rio, nel 1956, correndo (ancora...), finii nel mastello del bucato. Quei bei mastelli di metallo nei quali si mettevano a bagno le lenzuola con la lisciva, il detersivo di un tempo. L’acqua era appena stata fatta bollire e io che feci? Ci caddi dentro con tutta la spalla e il braccio sinistro e parte del fianco; per fortuna la faccia non ci finì dentro perché sbattei la guancia sul bordo. Sole (Soledad) mi tirò fuori, liberò violentemente il tavolo della cucina, mi strappò gli abiti di dosso ordinando a Elia: «Sal y vinagre». Ovviamente io già urlavo, e quando lei mi coprì le ferite prima col sale e poi con l’aceto, le mie urla divennero strazianti. Mia madre ci raggiunse con molta calma, per niente preoccupata, e ricordo le sue parole: «Che succede qui? State sgozzando un maiale?». Intanto Sole aveva già fatto chiamare l’ambulanza e se oggi non ho nessun segno sul corpo, devo ringraziare lei; con il sale e l’aceto impedì la formazione di quelle bruttissime cicatrici da bruciatura.

Altro esempio? Olanda 1959, la montagna dei Paesi Bassi che si chiama Amerongse Berg (in provincia di Utrecht), alta 69 (!) metri di sabbia, dove durante la Seconda Guerra Mondiale cadde una bomba, creando un cratere. Una domenica con la famiglia nacque una sfida: il primo che arrivava dall'altra parte del monte avrebbe vinto; Correndo (sempre…) in discesa, mi si piegò il ginocchio all'indietro e feci un bel volo, atterrando sulla spalla sinistra. Clavicola rotta! Intervento e 40 giorni il braccio e spalla ingessati. Lo stesso anno, correndo (e basta correre no?) mi ruppi il ginocchio: gesso dall’inguine alla caviglia. A Luglio tutta la famiglia partì per il campeggio che era la grande passione di mio padre. Se non altro non dovetti lavorare per montare tenda e sistemare la roulotte. Ma dopo tre giorni di immobile noia, decisi di raggiungere alcuni ragazzi del campeggio, che si stavano sfidando a chi saliva più in alto su un albero. Io? Trascinando la gamba ingessata, cominciai a salire fino a quando qualcuno fece la spia e i miei genitori arrivarono obbligandomi a scendere. Poco dopo cominciai a saltellare in tondo, perché strisciando il gesso sul tronco... avevo raccolto migliaia di formiche!!  Iniziai una specie di corsa, e mi tuffai in piscina. A mio padre questo scherzo costò un occhio dalla testa!: Essendosi sciolto il gesso, dovettero svuotarla dall'acqua sporca e poi di nuovo riempirla. Risultato: Per tre giorni... piscina chiusa! Dovettero riportarmi in ospedale e rifare il gesso... 

 ...at that time, I remember running up and down the stairs, I, once, fell face forward and, sliding down the stairs, I beat my chin at every step. They had to applicate four stitches. These were the first four stitches of a long series of accidents; every time we moved, the first thing my mother used to ask for was where the nearest hospital was. I was a tomboy, and all I did was get into trouble. Today I can say that I have as many stitches as years of age, as many as seventy-two, and all well distributed along my body; I did not scratch: or stitches or nothing. I was often in the hospital. After all these years, I wonder if it was a way to attract attention. I continued hurting myself, but the attention did not come!. Some examples? In Rio, in 1956, running (again...), I ended up in the laundry tub bath. Those old beautiful metal tubs in which the sheets were soaked with the lye, which was the detergent in the past. The water had just been boiled and what did I do? I fell into it with my left shoulder, arm and part of my hip; luckily, my face was safed because I slammed my cheek on the tub's edge. Sole (Soledad) grabbed me out of the water, violently freed the kitchen table, tore off my clothes, ordering Elia: «Sal y vinagre». Of course, I was already screaming, and when she covered my wounds first with salt and then with vinegar, my screams became heartbreaking. My mother entered the kitchen very calmly, not at all worried, pronouncing these words I'll never forget : «What’s going on here? Are you slaughtering a pig?». Meanwhile Sole had already called the ambulance and if today I have no marks on the body, I have to thank her; with salt and vinegar she prevented the formation of those ugly burn scars. Another example? The Netherlands 1959. The mountain of the Netherlands called Amerongse Berg (in the province of Utrecht), 69 meters high (!) of sand, where, during the Second World War, a bomb fell, creating a crater.A challenge arose on a Sunday with the family: a race down and up the crater. Running (always...) downhill, I bent my knee backwards and I... literally flew, landing on my left shoulder, braking my collarbone... surgery and 40 days arm and shoulder in a cast. The same year, running (running again?, no!) I broke my knee: from groin to ankle in a plaster. In July the whole family left for a camping holiday which was my father’s great passion. At least I didn’t have to help setting up the tent and the trailer! But after three days of uneasy boredom, I decided to join some of the kids at the campsite, who were challenging each other to climb higher up a tree. Me? Dragging my casted leg, I too started climbing up until someone ratted me out and my parents came and forced me to come down. Soon after I started jumping in a circle, because crawling the cast on the trunk... I had collected thousands of ants!! I started running towards the swimming pool and dived into it! My father paid a lot for this prank of mine. The plaster had melted so they had to empty the pool and then fill it again. The result: f or three days... pool closed! Finally, I was taken back to the hospital to put a new cast...